Dalla green economy oltre 3 milioni di occupati

Nel 2015 i green jobs contano oltre 3 milioni di occupati: questi i dati contenuti in GreenItaly 2015, il sesto

Nel 2015 i green jobs contano oltre 3 milioni di occupati: questi i dati contenuti in GreenItaly 2015, il sesto rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, promosso in collaborazione con il Conai, che ha l’obiettivo di misurare l’apporto della green economy nazionale.

Dal report risulta che un’impresa su quattro dall’inizio della crisi ha scommesso su ricerca, design, qualità e green economy. In particolare, viene evidenziato che i green jobs sono i veri protagonisti dell’innovazione, sempre più obiettivo e strumento delle nostre piccole e medie imprese. Sono proprio queste realtà a portare il proprio importante contributo a livello europeo sul fronte della ‘riconversione verde’ dell’occupazione: dalla fine del 2014, il 51% delle Pmi italiane ha almeno un green job, più che nel Regno Unito (37%), Francia (32%) e Germania (29%).

La diffusione geografica della domanda di green jobs vede una marcata concentrazione nel Nord-Ovest con buone prospettive anche nel Nord-Est. Tra le regioni più virtuose su questo fronte troviamo la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e la Campania. Scendendo nel dettaglio provinciale, troviamo sul podio, con il più elevato numero di assunzioni ‘green’ nel 2015, la provincia di Milano, cui seguono la provincia Roma, Torino e Napoli.

Tra le figure professionali più richieste troviamo l’installatore di impianti termici a basso impatto, l’ingegnere energetico, il tecnico meccatronico, l’ecobrand manager, l’esperto di acquisti verdi, l’esperto in demolizione per il recupero dei materiali, l’esperto del restauro urbano storico, il serramentista sostenibile, l’esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo, il programmatore delle risorse agroforestali, l’esperto in pedologia (la scienza che studia il suolo), la genesi, sua composizione, le variazioni, soprattutto a fini agricoli, l’ingegnere ambientale, lo statistico ambientale e il risk manager.

E per il futuro? Ovviamente investire in formazione!

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