Industria 4.0: in Italia “work in progress”, la risposta è la formazione

L‘Osservatorio Smart Manufacturing del Polimi sulla digitalizzazione delle imprese italiane mostra uno scenario a doppia faccia: buona parte

L‘Osservatorio Smart Manufacturing del Polimi sulla digitalizzazione delle imprese italiane mostra uno scenario a doppia faccia: buona parte delle aziende è molto avanti e i progetti hanno raggiunto un valore di 1,2 miliardi, ma “più di un terzo dichiara di non conoscere il tema Smart Manufacturing/Industry 4.0 (in dettaglio il 32% delle grandi imprese e il 48% delle Pmi).

Questi dati però vanno interpretati: nei settori Automotive, Alimentare e Macchinari, la percentuale degli intervistati che conosce il tema è vicina al 70%, in altri settori il numero di coloro che dichiara di non conoscere la materia è superiore al 50%. Approfondendo la conoscenza delle singole Smart Manufacturing Technologies – si legge ancora – emerge un grado di non conoscenza, per ciascuna tecnologia, prossimo al 40%.

Sul fronte tecnologico su circa 600 applicazioni di Smart Manufacturing (il numero delle applicazioni Smart Manufacturing in Italia cresce del 30% rispetto al 2015), le tecnologie più diffuse risultano quelle di Industrial IoT e Analytics a supporto delle attività esecutive (produzione e logistica), con alcune interessanti novità (la crescita dell’Industrial Analytics nei processi di planning) – evidenzia il Polimi – e alcune conferme (l’Additive Manufacturing nello Sviluppo Nuovo Prodotto per funzioni di Rapid Prototyping).

“La rivoluzione digitale richiede conoscenze specifiche, ma la ricerca rivela un gap nelle competenze digitali nel tessuto produttivo, in particolare nelle PMI. Colmare queste lacune è un elemento fondamentale per il successo dei progetti – aggiungeAndrea Sianesi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Manufacturing -. L’opportunità costituita dalla digitalizzazione dell’industria porta con sé anche un rischio di ‘Digital divide’ tra le imprese che dispongono di competenze specialistiche e le altre, soprattutto piccole realtà, che rischiano di rimanere fuori da questa evoluzione”.

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